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giovedì, 30 luglio 2009

Quello che più mi ha colpito è stata la compattezza del suono dei musicisti, nonché la loro capacità di non oscurarsi l’uno con l’altro e lasciarsi vicendevolmente spazio e “volume”. Lunedi scorso Stefano Bollani ha presentato il suo album “Carioca” presso il Teatro “G. D’Annunzio” di Pescara, in una serata che ha visto il numeroso pubblico divertirsi ed entusiasmarsi con un repertorio che spazia nella musica brasiliana vecchia e nuova, omaggiata appunto dal pianista in uno dei suoi ultimi lavori in studio. Il musicista milanese, uno dei migliori nel panorama jazz italiano, forte di collaborazioni del calibro di Chick Corea, Gato Barbieri, Richard Galliano ed Enrico Rava, tanto per non dilungarci troppo, oltre che di felici e fortunate incursioni nel mondo televisivo, radiofonico e teatrale, si è presentato sul palco accompagnato da musicisti di tutto rispetto, e che, come lui, possono vantare un’esperienza di primo livello: Zè Nogueira, Mirko Guerrini e Nico Gori ai fiati, Marco Pereira alla chitarra, Jorge Helger al contrabbasso, Jurim Moreira alla batteria e Armando Marcal alle percussioni ci hanno regalato una performance godibile sotto tutti gli aspetti, colorata dall’estro di Bollani, vero intrattenitore e mattatore che è capace di giocare con l’ironia quanto con le note. Scherza, usa il corpo e le parole per catturare l’attenzione, suona in piedi, seduto sulle ginocchia, con le gambe all’aria, colpendo i tasti o direttamente le corde del piano. L’abilità che dimostra alle prese con questo strumento gli sono valsi numerosi riconoscimenti internazionali, oltre che la capacità di passare dal jazz alla canzone d’autore italiana e brasiliana alla colonna sonora, e i musicisti scelti per questa tournè lo seguono con un affiatamento che va oltre la pura e semplice bravura musicale.

Postato da: sagufo a 21:11 | link | commenti

domenica, 26 luglio 2009

Ho scoperto S. Giacomo, frazione di Atri, delizioso paese teramano, la settimana scorsa, in occasione di una gustosa sagra, in più attirato dal festival “Green Hills in Blues”; ci sono tornato ieri sera, in occasione della festa patronale si esibivano Le Orme, una delle storiche punte di diamante del rock progressive italiano anni ’70. Il gruppo, celebre per essere stato per buona parte della propria carriera un trio, si è presentato sul palco con una formazione a quattro, con l’aggiunta di un polistrumentista, entrato nella band da quest’anno, ad accompagnare Aldo Tagliapietra e Michi Dei Rossi, membri fondatori del gruppo, e Michele Bon, che sostituisce Tony Pagliuca alle tastiere dopo il suo abbandono all’inizio degli anni ’90. La scaletta comprende brani recenti (nel corso di oltre quarant’anni Le Orme non hanno mai smesso di incidere dischi), come quelli di “Infinito”, l’ultima produzione in studio risalente al 2004, alternati a classici dell’era d’oro del progressive nostrano e che sono accolti calorosamente dal pubblico. Inoltre un punto forte della band è stata l’importanza che ha sempre dato ai testi, nei quali non di rado sono stati affrontati delicati temi sociali; ecco quindi “Gioco di bimba”, il pezzo che nel ’72 provocò il distacco di una fetta dei fan, giudicato troppo “leggero” e in realtà mai realmente compreso nella sua complessità lirica e che, assieme alla splendida “Amico di ieri”, evidenzia purtroppo alcune pecche di esecuzione, nonché un fattore che è da sempre croce e delizia per il gruppo: la mancanza di un chitarrista fisso. Infatti Michele Bon a tratti fa quasi fatica a destreggiarsi tra organo, moog e tastiera a tracolla. In un paio di brani l’atmosfera si fa più psichedelica e Tagliapietra si cimenta con il sitar, di cui è anche grande studioso, ma ciò che coinvolge maggiormente il pubblico sono pezzi tecnicamente più complessi come “Cemento armato”, “La porta chiusa” ed il medley di “Felona e Sorona” il celebre concept album del ’73, e che corrispondono di certo al momento più bello del concerto. Un superclassico come “Sguardo verso il cielo”, comunque, conferma ancora di più come Le Orme siano, con una densa carriera fatta sia di alti che di bassi, una leggenda vivente della musica italiana di qualità.

Postato da: sagufo a 17:13 | link | commenti (1)

venerdì, 24 luglio 2009

Il nemico della stampa ( di U. Eco)

"Sarà il pessimismo della tarda età, sarà la lucidità che l'età porta con sé, ma provo una certa esitazione, frammista a scetticismo, a intervenire, su invito della redazione, in difesa della libertà di stampa. Voglio dire: quando qualcuno deve intervenire a difesa della libertà di stampa vuole dire che la società, e con essa gran parte della stampa, è già malata. Nelle democrazie che definiremo 'robuste' non c'è bisogno di difendere la libertà di stampa, perché a nessuno viene in mente di limitarla.
Questa la prima ragione del mio scetticismo, da cui discende un corollario. Il problema italiano non è Silvio Berlusconi. La storia (vorrei dire da Catilina in avanti) è stata ricca di uomini avventurosi, non privi di carisma, con scarso senso dello Stato ma senso altissimo dei propri interessi, che hanno desiderato instaurare un potere personale, scavalcando parlamenti, magistrature e costituzioni, distribuendo favori ai propri cortigiani e (talora) alle proprie cortigiane, identificando il proprio piacere con l'interesse della comunità. È che non sempre questi uomini hanno conquistato il potere a cui aspiravano, perché la società non glielo ha permesso. Quando la società glielo ha permesso, perché prendersela con questi uomini e non con la società che li ha lasciati fare?
Ricorderò sempre una storia che raccontava mia mamma che, ventenne, aveva trovato un bell'impiego come segretaria e dattilografa di un onorevole liberale - e dico liberale. Il giorno dopo la salita di Mussolini al potere quest'uomo aveva detto: "Ma in fondo, con la situazione in cui si trovava l'Italia, forse quest'Uomo troverà il modo di rimettere un po' d'ordine". Ecco, a instaurare il fascismo non è stata l'energia di Mussolini (occasione e pretesto) ma l'indulgenza e la rilassatezza di quell'onorevole liberale (rappresentante esemplare di un Paese in crisi).
E quindi è inutile prendersela con Berlusconi che fa, per così dire, il proprio mestiere. È la maggioranza degli italiani che ha accettato il conflitto di interessi, che accetta le ronde, che accetta il lodo Alfano, e che ora avrebbe accettato abbastanza tranquillamente - se il presidente della Repubblica non avesse alzato un sopracciglio - la mordacchia messa (per ora sperimentalmente) alla stampa. La stessa nazione accetterebbe senza esitazione, e anzi con una certa maliziosa complicità, che Berlusconi andasse a veline, se ora non intervenisse a turbare la pubblica coscienza una cauta censura della Chiesa - che sarà però ben presto superata perché è da quel dì che gli italiani, e i buoni cristiani in genere, vanno a mignotte anche se il parroco dice che non si dovrebbe.
Allora perché dedicare a questi allarmi un numero de 'L'espresso' se sappiamo che esso arriverà a chi di questi rischi della democrazia è già convinto, ma non sarà letto da chi è disposto ad accettarli purché non gli manchi la sua quota di Grande Fratello - e di molte vicende politico-sessuali sa in fondo pochissimo, perché una informazione in gran parte sotto controllo non gliene parla neppure?
Già, perché farlo? Il perché è molto semplice. Nel 1931 il fascismo aveva imposto ai professori universitari, che erano allora 1.200, un giuramento di fedeltà al regime. Solo 12 (1 per cento) rifiutarono e persero il posto. Alcuni dicono 14, ma questo ci conferma quanto il fenomeno sia all'epoca passato inosservato lasciando memorie vaghe. Tanti altri, che poi sarebbero stati personaggi eminenti dell'antifascismo postbellico, consigliati persino da Palmiro Togliatti o da Benedetto Croce, giurarono, per poter continuare a diffondere il loro insegnamento. Forse i 1.188 che sono rimasti avevano ragione loro, per ragioni diverse e tutte onorevoli. Però quei 12 che hanno detto di no hanno salvato l'onore dell'Università e in definitiva l'onore del Paese.
Ecco perché bisogna talora dire di no anche se, pessimisticamente, si sa che non servirà a niente.
Almeno che un giorno si possa dire che lo si è detto" (U. Eco, "L'espresso", 9/7/2009)

Postato da: sagufo a 17:50 | link | commenti (1)

mercoledì, 15 luglio 2009

La sera di domenica 12 Luglio l’Arena del Mare di Giulianova (Te) è gremitissima, in attesa del concerto di Frankie Hi Nrg, evento conclusivo della rassegna musicale gratuita Giugno Giovani, che ha visto sul palco, tra gli altri, anche Almamegretta e Tonino Carotone. Poco dopo le 23 il rapper, uno dei pochi davvero credibili del panorama nazionale, si presenta ai suoi fan accompagnato da una vera e propria band di quattro elementi, che vestirà con ottima amalgama le migliaia di parole sputate da Francesco Di Gesù. Lo show è davvero coinvolgente e sin dall’inizio l’atmosfera è riscaldata da “Potere alla parola”, un vero e proprio manifesto, sempre attuale, estratto dall’esordio discografico del 1993 “Verba manent”, del quale l’artista proporrà altri quattro brani. Ampio spazio è dato all’ultimo album, quel “DePrimoMaggio” che contiene “La rivoluzione”, presentata al Festival di San Remo 2008 e il cui ritornello fa partire il coro del pubblico, senza tralasciare pezzi estratti da “La morte dei miracoli” e “Ero un autarchico”, rispettivamente secondo e terzo album del rapper. Quello che colpisce è l’assenza dei giradischi, uno degli elementi essenziali, assieme all’mc, in un’esibizione rap, ma Alberto Brizzi alle tastiere e ai campionamenti non fa rimpiangere i piatti, mentre la chitarra distorta di Francesco Bruni, assieme al resto della band, rende questo concerto un connubio perfetto tra rap e rock, in cui Frankie Hi Nrg, vero funambolo della parola, impressiona con la sua abilità metrica e proprietà di linguaggio, che lo rendono forse insuperabile in Italia. Inoltre i suoi testi sono sempre caratterizzati da un’attenta analisi critica socio-politica, ognuno dei quali sono uno schiaffo in faccia al torpore del pensiero in agguato ogni giorno (in più l’artista, mesi fa, ha appoggiato Emergency e l’iniziativa “M’illumino di meno”, pubblicando sul suo blog www.frankie.tv due brani inediti da scaricare gratuitamente). E’ l’apoteosi quando il gruppo comincia “Quelli che ben pensano”, ma non meno coinvolgenti sono “Autodafè” e “Fight da faida”, proposte nelle versioni riarrangiate presenti su “Rapcital”, una sorta di raccolta, colonna sonora di uno spettacolo portato in giro pochi anni fa: la prima riprende il main theme della colonna sonora del film “Profondo rosso”, l’altra la musica di “Seven nation army” dei White Stripes. Il pubblico è entusiasta, Frankie manda un saluto speciale a tutto l’Abruzzo e, sceso dal palco, non si nega ad una chiacchierata con i suoi fan.

Postato da: sagufo a 18:32 | link | commenti (3)

venerdì, 10 luglio 2009

Mentre L’Aquila e i paesi limitrofi sono ancora ricoperti dalle macerie, sul luogo del terremoto si tiene il G8.
Mentre si spengono i riflettori sulla disperazione della popolazione, se ne accendono altri, sullo stesso luogo, per il G8.
Mentre scarseggiano i soldi per una ricostruzione che viene rimandata giorno dopo giorno, si approntano con la massima efficienza, rapidità e impiego di fondi, le strutture, tra cui una pedana simula-sisma per far provare alle first lady “il brivido del terremoto” (Tg1), necessarie ad ospitare i “grandi” del G8.
Mentre nelle tendopoli del mondo reale le condizioni igieniche, alimentari e di sopravvivenza si fanno sempre più precarie, i tg raccontano delle gaffe, del colore degli abiti e dei prelibatissimi pasti preparati degli ospiti del G8.
Mentre tutta la stampa internazionale approfondisce i vari scandali sessuali e le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, ricevendo in cambio solo insulti da parte del cavaliere, in Italia si mostra solamente quanto sia bravo il premier nelle vesti di padrone di casa per il G8.
Mentre la terra continua a tremare, le case rimangono un miraggio e la città di L’Aquila rimarrà chiusa per chissà quanto tempo ancora, nessuna decisione o concreto provvedimento, al di là di quelli già preventivamente ed altrove pattuiti, sono stati presi dai potenti della terra riunitisi per il G8.
Mentre nelle tendopoli mancano le libertà basilari e crescono i bisogni, il governo fa sapere che tutto va bene ed aumenta la militarizzazione in vista di “feroci” cittadini che, giustamente, vogliono protestare e rivendicare la propria partecipazione al G8.
Mentre il G8 leva le tende, restano ancora, silenziose, escluse, abbandonate, stremate, le altre, quelle aquilane.

Postato da: sagufo a 19:04 | link | commenti (4)

mercoledì, 08 luglio 2009

I giudici su Bussi: “un disastro ambientale di immani proporzioni”

Cloroformio: fino a 3.220.000 volte i limiti di legge
Tetracloroetano: fino a 420.000 volte i limiti di legge

Clorometano: fino a 11.067 volte i limiti di legge
1,1 Dicloroetilene: fino a 24.000 volte i limiti di legge
1,1,2 tricloroetano: fino a 24.500 volte i limiti di legge
Cloruro di Vinile: fino a 1.960 volte i limiti di legge
Mercurio: fino a 1.240 volte i limiti di legge
Tricloroetilene: fino a 7.867 volte i limiti di legge

Risultati delle analisi sulle acque di falda a Bussi su alcuni degli inquinanti cancerogeni e/o tossici trovati, così come riportato nella richiesta di rinvio a giudizio.

Il prossimo 9 luglio si apre presso il Tribunale di Pescara il processo per uno dei più grandi scandali ambientali europei degli ultimi anni, quello del sito chimico di Bussi con le sue megadiscariche abusive, scoperto dal Corpo Forestale di Pescara guidato da Guido Conti e dalla Procura di Pescara nel 2007.

Con l’udienza preliminare si avvia il percorso per fare luce sulle responsabilità penali per un disastro ambientale senza pari nel continente, per discariche industriali abusive di 500.000 tonnellate, per l’inquinamento della falda acquifera più importante dell’Appennino e per la contaminazione con solventi dei pozzi S. Angelo destinati all’acqua potabile. Questi ultimi hanno dato acqua a tutta la Val Pescara con 500000 persone che, ignari fino all’ultimo, hanno bevuto acqua proveniente da pozzi inquinati da tetracloruro di carbonio, tetracloroetilene e tricloroetilene. Con la prima udienza i giudici dovranno valutare se e per quali reati rinviare a giudizio alcune decine di persone coinvolte, secondo la Procura, in un vero e proprio disastro ambientale con costi di centinaia di milioni di euro per la bonifica a cui ora deve far fronte il Commissario Straordinario nominato dal Governo per il disinquinamento di quello che è diventato subito uni dei Siti di Bonifica Nazionali, al pari di Marghera e Priolo. Il WWF è parte lesa nel processo.

(dal comunicato stampa del WWF del 7-7-09)

Giovedì mattina 9 luglio alle  9.30  SIT-IN davanti al Tribunale di Pescara. Per chiedere giustizia e la bonifica del sito inquinato e perchè quanto avvenuto non si ripeta mai più.

Postato da: sagufo a 13:23 | link | commenti