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Pearl Jam - "Ten (Legacy Edition)"
Un gran disco, tanto per la musica quanto per i testi, uno dei capisaldi del grunge, anche se non mi viene da pensare più di tanto a questo genere musicale, quando ascolto “Ten” e i primi lavori del gruppo: la definizione grunge appartiene molto più ai Nirvana, ai gruppi dell’etichetta Sub Pop e al limite al primo album degli Smashing Pumpkins. Qui il sound è unico, ci sono i Pearl Jam, molto più che i generi musicali, ed un disco di potente hard-alternative rock che, a 18 anni dalla pubblicazione, mostra ancora tratti di freschezza. Quindi non intende celebrare nessun decennale la recente ristampa del debutto della band di Seattle, una delle più importanti della storia del rock moderno, ma solo fornire un ulteriore approccio all’ascolto ai numerosi fan, in ben quattro versioni diverse.
Partiamo da quella più ufficiale, composta da due cd, l’original mix più il remix affidato a Brendan O’Brien, storico collaboratore del gruppo negli anni successivi a “Ten” fino ad oggi, particolarmente bello in quanto emergono molte sfaccettature e sfumature assenti o non percepibili nell’edizione del ’91: suoni più caldi, nitidi, chitarre ed effetti in maggior rilievo, brani più armonici e colorati, gli strumenti escono fuori più puliti e l’insieme più armonico (ascoltare in particolare “Even flow”, “Alive” e soprattutto “Jeremy”); inoltre, questo secondo cd si conclude con sei inediti, fra cui le versioni demo di “State of love and trust”, “Brother” e “Breath”. La seconda versione della ristampa contiene anche il dvd dell’intero concerto tenutosi nel ’92 in occasione del programma Unplugged di Mtv, mentre la terza è la versione in vinile. Da veri collezionisti la quarta, un mega cofanetto contenente, fra le altre cose, un live del ’92 in vinile, una riproduzione del taccuino di Eddie Vedder, una cassetta contenente il primo demo della band e altri gadget.
Una buona occasione per celebrare un album che, all’indomani della sua pubblicazione, stupì tanti appassionati di rock, e continua ancora a farlo.
Lungo il perimetro della stanza si susseguono scatole e buste contenenti merci di diverso tipo, molte aperte e riempite per metà, altre chiuse ed accatastate, alcune sono in mezzo al pavimento, in attesa di essere sistemate. Molti sono i vestiti, anche se non tutti verranno accettati dai campi tenda perché la precedenza è data agli indumenti nuovi e molti di questi non sono proprio in buono stato. Le donazioni comprendono magliette, tute, pullover più o meno pesanti, pantaloni; c’è del latte, c’è del caffè, scatole di pelati e legumi, ci sono articoli per l’igiene intima, un buon quantitativo di spazzolini, sapone liquido e pannolini; ci sono scatole di colori ed un paio di contenitori pieni di giocattoli; ci sono videocassette, che molto probabilmente rimarranno lì dove sono. Un paio di volte alla settimana vengono con un furgone a fare un carico da portare agli alloggi dove risiedono le famiglie sfollate, a volte vengono direttamente persone che sono state ospitate negli alberghi della zona: sono molto timide e riservate, alcune, con profonda dignità, o forse per giustificare l’imbarazzo, mostrano il foglio che testimonia il loro “soggiorno temporaneo”; spesso vengono, per gli stessi motivi, extracomunitari e barboni. Un bambino, seguito dalla madre, entra di corsa e si dirige con disinvoltura verso uno scatolone colmo di giochi. “Non sapevo più come tenerlo fermo. E’ che si annoia molto in albergo”, dice mentre il figlio ha già scelto una specie di gioco in scatola e si perde nei suoi colori. Sono passate più di due settimane da quella scossa tremenda che ha buttato giù tante case e sentimenti aquilani. Una ragazza, che si sarebbe dovuta laureare qualche giorno fa, mi racconta gli attimi terribili della notte tra domenica 5 e lunedi 6. “Non ricordo più cosa provammo io e il mio ragazzo, urlavamo aiuto alla mamma, a Dio. Non so nemmeno come sono riuscita ad infilarmi i calzini prima di scappare via dalla casa che si squarciava, era pieno di vetri per terra”. Fortunatamente, in seguito alle scosse della serata, aveva deciso di spostarsi da casa sua ed andare a dormire assieme al fidanzato, come tanti che hanno avuto la fortuna di spostarsi dal centro della città. Erano mesi che gli aquilani erano in subbuglio. “Uscivi, andavi a fare la spesa, e tutti ci domandavamo: Cosa dobbiamo fare con queste scosse? Eravamo tutti allarmati”. Un paio di giorni dopo il terremoto i centri di raccolta erano zeppi di generi alimentari, scatole, acqua, ed altri materiali utili per il soccorso, e decine di persone che sistemavano il tutto. Oggi le cose sono un po’ diverse, non c’è più molta richiesta e il momento critico è passato. Anche se non è proprio così. Una signora sulla settantina, che era già passata due giorni prima, entra e ci consegna una busta con dei pantaloni nuovi: “Erano di mio marito, non li ha messi mai, sono vedova da poco e non voglio che vengano sprecati”. Poi mi consegna una bustina, all’interno ci sono, assieme a tre tagliaunghie, una pipa e alcuni sigari. “Mio marito li comprò pochi giorni prima di essere ricoverato… Ho pensato di portarli, lì ci sarà pur qualcuno che fuma”. La ringrazio e appendo la bustina al muro, sotto un nuovo cartello su cui scrivo “Articoli per fumatori”, tra i collant e la pasta.
Si è concluso X Factor, lo show di Rai 2 giunto quest’anno alla seconda edizione, a mio avviso l’unico contest musicale che sulla nostra tv possa fregiarsi di questa denominazione, lasciando perdere Amici. E, in questa Italia, al giorno d’oggi, è già tanto, considerando anche che lo spazio dedicato alla musica sul piccolo schermo, escludendo i canali Mtv e All Music, si riduce a Scalo
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, recita l’inizio dell’Articolo 21 della nostra Costituzione. Lo so, forse è sciocco cominciare un articolo con queste parole, ma è sempre meglio ricordarle, dato che da troppo tempo, chi ci governa, e che dovrebbe farsi garante di quelle parole, agisce, tramite atti e parole, incostituzionalmente, cioè è fuorilegge. Questa cosa, pertanto, dovrebbe essere il principale e più urgente argomento di discussione, in un paese che voglia considerarsi civile a tutti gli effetti. E invece no.
Trovo ridicoli e francamente anche un po’ penosi gli attacchi ad “Annozero”, a Michele Santoro e a Vauro, mi sembra che questi censori non riescano a discernere il discrimine tra diffamazione ed informazione, propaganda e reale stato delle cose. Poveri loro, anzi, poveri noi. La trasmissione di giovedi 9 (come quella di ieri sera) ha mostrato, con proprietà e competenza, quello che è successo a L’Aquila e dintorni, ha dato voce alla disperazione e alla rabbia di chi ha perso tutto, anche a causa di gente senza scrupolo che ha speculato nel settore edilizio e della sicurezza, oltre che della prevenzione, nonostante le avvisaglie sismiche fossero presenti da mesi. O non si può neanche parlare del fatto che, se il piano casa voluto da Berlusconi fosse già stato approvato (e che tra l’altro prevedeva persino riduzioni di controlli antisismici), la tragedia abruzzese avrebbe avuto effetti ancor più devastanti (un pericolo da tenere comunque in considerazione qualora fosse approvato questo scempio edilizio)? O è vietato dare voce a persone vittime del terremoto e alla loro disperazione? E’ forse proibito accennare a tutto ciò che contrasta con l’immagine di efficienza e capacità che, anche in questo caso, il governo sta cercando di trasmettere, mettendo a tacere ogni sparuta voce fuori da un coro paurosamente omologato? Bene, allora parliamo dei palazzi costruiti con la cartapesta per risparmiare sui costi e della sabbia del mare adoperata che ha corroso l’armatura del cemento, o dell’ospedale S. Salvatore, attivo da soli nove anni, da allora sprovvisto di agibilità e addirittura assente dalle mappe catastali. E dell’ex direttore della Asl che inaugurò quell’ospedale, nominato consulente dell’Agenzia Sanitaria Regionale dal Presidente di Regione Chiodi. Perché non parlare dei fondi per la ricostruzione, e dei 4-500 milioni di euro già sfumati a causa del capriccio della Lega che ha imposto il suo categorico no di fronte all’ipotesi di accorpamento del referendum nell’election day del 6 e 7 Giugno, e che sarebbe stato foriero di un gran risparmio? Ma al partito di Bossi questo referendum è indigesto, rischierebbe di abolire la legge definita “porcata” dal suo stesso autore Calderoli, non si può correre il pericolo che la gente vada a votarlo, e, di conseguenza, il taglio di questa spesa vada a vantaggio delle popolazioni terremotate. Si correva il rischio che
...Perchè il silenzio è dei colpevoli...
“Queste sono delle vittime innocenti. Vittime di farabutti che hanno speculato sull’edilizia.”
Ha detto così il padre di uno dei ragazzi vittime di questo terremoto.
Io ero lì, a L’Aquila. Dormivo tranquilla, un po’ perché in fondo con le piccole scosse eravamo abituati a convivere, un po’ perché casa mia era costruita secondo le norme antisismiche, casa mia era un palazzo nuovo.
Quella notte tanti altri ragazzi come me sono andati a dormire con la mia stessa tranquillità. La differenza tra me e loro è che io sono ancora viva. Loro no.
Io sono viva perché casa mia era davvero antisismica. E loro sono morti perché…. già, perché sono morti?
Perché edifici teoricamente nuovi si sono sbriciolati più velocemente di costruzioni risalenti al 1500 (o addirittura al 1200)? Io non credo, come qualcuno ha detto, che porsi domande di questo genere rappresenti una mancanza di rispetto nei confronti delle vittime.
Ricordo che, di prima mattina, una mia vicina di casa che possedeva un’auto si era recata alla questura lì vicino. Volevamo informarci se potevamo dare una mano ai soccorsi, sapevamo già che c’erano dei morti e ci sentivamo inutili a stare fuori dalle case, in pigiama, in balìa della paura. Questa ragazza, una volta entrata, si è trovata davanti un ufficiale che stava lì seduto a girarsi i pollici; questo signore le ha detto che per ora non si sapeva nulla, che quella sera, in un campo sportivo, si sarebbe tenuta una riunione aperta alla cittadinanza; lì si sarebbero coordinate le azioni di soccorso, chi voleva dare una mano avrebbe dato il nominativo e poi si sarebbe deciso chi doveva fare cosa…ma come?? Mesi di sciame sismico, e nessuno aveva pensato a stabilire un piano nel caso fosse successa una cosa simile?? Bisognava attendere la sera dopo il disastro???
Una ragazza che ha perso il fratello nel crollo della casa dello studente ieri ha detto “I nostri genitori ci mandavano qui a studiare…non a morire.” Non credo sia una mancanza di rispetto sottolineare che, come in tutte le catastrofi naturali, come nelle guerre, anche stavolta le prime vittime sono i poveri. I ragazzi che vivevano nella casa dello studente erano lì perché avevano vinto una borsa di studio. Erano lì perché erano delle persone meritevoli, non dei figli di papà viziati che stanno all’università per divertirsi. Le loro famiglie non erano in grado di mantenerli, perciò lo Stato avrebbe dovuto garantirgli il diritto allo studio.
Gli ha garantito il dovere alla morte.
Quel palazzo era del 1980. Ed era stato ristrutturato solo due anni fa. Eppure, l’intera parte posteriore è crollata. Ma non è una sorpresa per alcuni dei ragazzi, che giorni prima del crollo avevano segnalato la presenza di crepe nell’edificio, che durante le scosse dei giorni precedenti avevano più volte contattato i vigili del fuoco, ma non avevano ottenuto risposte, che lamentavano la totale assenza di scale d’emergenza.
Niente scale d’emergenza, in un edificio concepito per ospitare 150 persone… e se la tragedia non fosse successa in un periodo così vicino alle vacanze di pasqua? e se invece degli 80 studenti che vi si trovavano, l’edificio fosse stato pieno?
Uno dei soccorritori che scavava tra le macerie della casa dello studente, intervistato, ha esclamato con amarezza: “Ma quale cemento armato, questo, due colpi di pala e si sbriciola tutto!...”
Le parti più nuove dell’ospedale San Salvatore (le prime a crollare) sono state costruite da un’impresa nota come IMPREGILO, la stessa impresa responsabile dello scandalo della spazzatura a Napoli (che ci ha riempito d’orgoglio con il resto del mondo) e la stessa che, a quanto sembra, avrà affidati i lavori per il ponte sullo Stretto di Messina.
La più grande ditta produttrice di cemento armato in Italia è da mesi sotto sequestro, accusata di rapporti con la mafia e di truffa, ossia di rubare, impiegando pochissimo cemento e troppa ghiaia e altri materiali inerti negli edifici che costruiva.
Nelle intercettazioni si sentono i costruttori fare dialoghi del tipo:
“Quanta sabbia vogliamo mettere oggi? E quanto pietrisco?”
“Ma non potremmo fare le cose a norma almeno questo mese?”
“No no, viene a costare troppo…”
E’ UNA MANCANZA DI RISPETTO DIRE CHE QUESTI SONO DEGLI ASSASSINI, CHE DEVONO MARCIRE IN GALERA, CHE BISOGNA FARE IN MODO CHE NESSUNO, MAI PIU’, PER IL RESTO DEI LORO GIORNI, GLI CONSENTA DI SVOLGERE IL LORO LAVORO?
Non credo neanche che abbia mancato di rispetto il giornalista che, durante la conferenza stampa, ha chiesto al nostro presidente del consiglio perché i soldi del “Piano Casa” non erano stati usati per rinforzare gli edifici già esistenti, invece di costruirne di nuovi.
“Non abbiamo la bacchetta magica… mica possiamo fare tutto antisismico….” È stata la risposta.
È vero, non hanno la bacchetta magica. Hanno sei miliardi di euro per costruire il ponte sullo Stretto di Messina. Un progetto che gli architetti più famosi del mondo hanno definito irrealizzabile. Un’opera che non starà mai in piedi. Ma si sa, che gli architetti famosi sono tutti ex agenti del KGB.
E poi, già, il Piano Casa… ma in quanti sanno che il Piano Casa elimina il ruolo dei comuni nel controllo della stabilità degli edifici, ruolo delegato esclusivamente al proprietario e al progettista? E se il proprietario e il progettista decidono di andare al risparmio, chi gli impedirà di fare i loro porci comodi?
Ma si sa, l’Italia è un Paese dove si indaga, fino a che non si tocca uno importante… allora si cambia la legge.
Come dice il prof. di urbanistica Antonello Boatti, le norme antisimiche possono essere applicate anche per recuperare edifici antichi…le università se ne interessano da tempo. Ma naturalmente, queste tecnologie richiedono denaro, e in Italia i fondi alle università vengono tagliati.
A piangere ora siamo bravi tutti. Chi non piangerebbe alla vista di una madre che si dispera sulla bara del figlio? Chi non proverebbe rabbia? Purtroppo, l’Italia storicamente è un paese che batte i record per le indignazioni più brevi del pianeta. Pian piano, la gente ritornerà alle proprie vite, a lamentarsi del tempo e dell’inflazione…ma nelle famiglie che hanno perso un figlio, un fratello, un genitore, quel posto vuoto a tavola ci sarà per sempre, ogni giorno; quei sorrisi giovani e pieni di vita, gli abbracci e le carezze di quei ragazzi, saranno per sempre una mancanza lacerante nella vita di chi li ha amati.
E quel qualcuno (perché qualcuno c’è di sicuro) che ha la responsabilità di tutto questo, dovrà pagare per le vite che ha spezzato. E noi, studenti sopravvissuti, non dovremo avere pace finché questo non avverrà. Il nostro fiato sul collo sarà la loro tortura. Come dice Marco Travaglio, tante volte è stato detto “Mai più”, fino al terremoto successivo. Stavolta, nessuno deve dimenticare. (Noemi Alagia, studentessa del secondo anno in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica, L’Aquila)
La città ora si guarda in silenzio, sgomenta dalla sua stessa staticità. Si sente spenta, desolata, all’improvviso solitaria. I palazzi, le finestre, i portoni, guardano, increduli, ammutoliti, le strade e gli spazi vuoti sotto e dentro di loro, occupate solo da polvere e calcinacci. Pezzi di loro. Brandelli di una città. Che da giorni viveva in stato di allarme per continue scosse di terremoto, e che nella notte tra domenica e lunedi ha subito il colpo più duro. Ero in bagno alle tre e mezza, mi ero alzato quando ho avvertito all’improvviso uno strano spostamento d’aria, un rumore sordo che andava e veniva a ondate e la mia vista, il mio corpo che vacillavano. Appoggiato alla porta la casa sembrava una nave in mare. Ho realizzato subito quello che stava succedendo, ma non ho pensato ad un fenomeno interno alla mia regione, anche perché, le prime notizie che a stento comparivano sul televideo, parlavano di Roma. La mattina, svegliandomi, ho appreso la notizia che mi ha ghiacciato e che, mano a mano che gli aggiornamenti proseguivano, ha accresciuto in me il senso di espropriazione che tanti ormai hanno dentro. E’ strano assistere alle notizie “dall’interno”, abituato a fenomeni di questo tipo che non ci riguardano direttamente, tanto che mi sembra quasi normale che i notiziari ne parlino così tanto, salvo poi, un attimo dopo, non riuscirmi a spiegare quel che è accaduto. A cinque giorni dal disastro continua a salire il numero delle vittime, a cambiare quello dei dispersi, dei feriti e degli sfollati. Non saprei quali dettagli descrivere per primi ma, purtroppo, devo menzionare alcuni fatti che rendono ancor più pesante questa tragedia. Come le previsioni, ignorate, di un tecnico dei laboratori di fisica del Gran Sasso, Giampaolo Giuliani, il quale, in base a rilevazioni scientifiche, aveva allertato circa la possibilità di un terremoto di maggiore intensità, e che ora, denunciato, viene trattato dalle autorità competenti come un appestato, autorità che non hanno fatto nulla in termini di prevenzione; gli sciacalli, che mettono in giro notizie false, conti correnti falsi, che girano per le case sventrate per depredarle, sciacalli della stampa e dei tg, che invadono ogni scampolo di intimità rimasta ai terremotati senza tatto né pudore, gli sciacalli con la croce al collo, che arrivano ad affermare come tramite la sciagura Cristo abbia voluto rendere partecipi della sua sofferenza durante la settimana pasquale (Livio Fanzaga), gli sciacalli che si sono resi artefici della costruzione di edifici (tra cui la famigerata Impregilo) che stranamente si sono sbriciolati con molta facilità, nonostante fossero strategici e di recente costruzione, pensiamo all’ospedale; e ancora una volta, affiancato dall’indagato Guido Bertolaso, ha fatto la sua comparsa il Presidente del Consiglio Berlusconi, venuto sul luogo per tre giorni consecutivi a farsi un po’ di pubblicità, dapprima rifiutando gli aiuti esteri (!), poi accettandoli con la promessa che ognuno si occuperà della ricostruzione di qualche bene artistico, regalando a ciascuno un bello spot: tra un piano casa a cui dare avvio per l’occasione, creazione di una “new town” a fianco della vecchia, che farà felici tanti palazzinari, il premier avvoltoio non è venuto meno alla sua dose di sudicia e inumana indecenza affermando che gli sfollati dovranno prendere la sistemazione temporanea nelle tendopoli (non ancora attive dappertutto) come “un campeggio nel fine settimana pagato dal governo”. E ancora la strade fissano le proprie ferite, le case i propri cornicioni caduti, i cani vagano impolverati in un’emorragia di mattoni, l’enorme patrimonio artistico rimane sospeso, appeso a un gancio di squarci e crepe, e ancora cumuli di cemento (misto a sabbia di mare) custodiscono segretamente corpi a cui è stato negato il tempo di chiedere soccorso. Come in una costellazione, le piccole Onna, Paganica, Tempera, Fossa, S. Stefano, S. Eusanio, Tornimparte, e tutte le altre, ciascuna con le proprie profonde ferite, si stringono intorno alla stella più grande e luminosa, fissa ed immobile (“Immota manet”, come il suo motto), L’Aquila, che spero questa volta si tramuti in fenice, e che torni a risorgere dalle sue stesse ceneri.
Quando si parla di cattiva informazione, o meglio, controinformazione, mistificazione della realtà, che è un po’ quello che accade giorno per giorno, specialmente in tv... E infatti si parla di tg, in questo caso, precisamente del Tg2, in particolare quello degli ultimi due anni, diretto da Mauro Mazza, uomo di An (o meglio PdL), alla guida della testata giornalistica della seconda rete del servizio pubblico dal 2002. Mazza è il giornalista che nel