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lunedì, 30 marzo 2009

Litfiba - Mondi sommersi

 

Era da tanto che non riascoltavo “Mondi sommersi” dei Litfiba. Non è di certo il migliore album della band toscana che ha contribuito molto allo sviluppo del rock nostrano, ma dargli una spolverata è stato un piacere. Un disco diverso, molto influenzato dall’elettronica, che contribuisce a creare un’atmosfera di liquidità propria dell’acqua, elemento a cui è dedicato il lavoro, quarto della serie basata sulla tetralogia degli elementi, cominciata con “El diablo” (fuoco) nel ’90, e proseguita con “Terremoto” (terra) del ’93 e “Spirito” (aria) nel ’95. Ma proprio in seguito al tour di “Spirito”, nel ’96, cominciano ad ingrandirsi i piccoli contrasti, già latenti, in seno al gruppo, tra il frontman Piero Pelù e il chitarrista Ghigo Renzulli, causati, principalmente, ma non solo, da scelte manageriali e di ripartizione dei diritti. Non ci sono più l’affiatamento e la complicità di un tempo tra i due membri fondatori, e la composizione dei brani ne risente. Eppure i Litfiba sono al picco della notorietà e, come spesso e paradossalmente succede nel mondo della musica, “Mondi sommersi” sarà il loro maggior successo discografico, con oltre 700.000 copie vendute. Già il fatto che ci siano due versioni di una stessa canzone, “Ritmo”, in apertura (che diventa la sesta traccia “Ritmo # 2”, molto più elettronica), evidenzia i dissidi interni alla band: Pelù e il resto del gruppo sono più intenzionati a sperimentare suoni nuovi, Renzulli orientato su una via più pop. Comunque, l’album risulta godibile all’ascolto, anche grazie alla compattezza dei brani e del loro suono: l’atmosfera “acquatica” è ben resa dal sound fluido del wah – wah, che Ghigo applica abbondantemente alle sue chitarre, dall’uso frequente di loop e campionamenti a cura di Roberto Terzani e dall’uso a volte minimale degli strumenti. “Imparerò”, “Regina di cuori”, “Goccia a goccia” e “Si può” sono intime confessioni che Pelù mette in musica, la prima di forte impatto (<<Imparerò sì da me in quanto a errori in quanto a errori sono il re>>), la seconda più ruffiana, dedicata alla propria compagna, le ultime due fra le più belle del disco, più delicata “Goccia a goccia”, mentre “Si può” caratterizzata da una carica epica. L’impegno sociale è relegato ai testi di “Sparami”(<<Scusami ogni sistema è una gabbia mi dà rabbia perché aumenta le differenze tra chi ha potere e chi non ha proprio niente sempre più niente>>), “Dottor M.” e “L’esercito delle forchette”, uno degli episodi sotto tono dell’album assieme a “Apri le tue porte”. Chiude l’album “In fondo alla boccia”, più che altro un divertissement. Anche se molti fan della prima ora rimasero un po’ spiazzati, e non trattandosi di un capolavoro, questo “Mondi sommersi” è un buon album, preludio all’ultimo capitolo dei veri Litifiba, “Infinito”, che uscirà due anni più tardi, quando il gruppo si sarà già disgregato, e una delle pagine più importanti della storia del rock italiano sarà finita.

Postato da: sagufo a 17:31 | link | commenti (1)

venerdì, 27 marzo 2009

Non si riesce a capire con precisione quanto ci sia di sfrontatezza, ignoranza o di astuzia in quello che dice, o, per lo meno, in quale proporzione, dato che, riguardo l’astuzia, non abbiamo dubbi che si tratti di un preciso e studiato copione. “A me non piace quello che faccio, lo faccio solo  per senso di responsabilità. Mi fa schifo quello che faccio, e sono disperato”, ha affermato il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, lo scorso 17 marzo in occasione del musical “Masaniello”, in scena al Teatro Quirino di Roma: rispondeva ad una signora che, alle lamentele del cavaliere riguardanti la mancanza di riposo dopo giorni ininterrotti di duro lavoro, azzardava un timido “Ma lei si diverte”, come a voler giustificare lo scotto da pagare. “Sono abituato a lavorare, pensi che per ventuno giorni non ho mai dormito due notti consecutive nello stesso letto”, ha continuato il premier; “E’ stata una tournèe”, gli ha risposto un signore, “No, perché in tournèe si recita sempre la stessa parte, io ogni giorno devo invece cambiarla”, ha concluso Berlusconi. Troppo scontato ed ingenuo domandarsi chi glielo fa fare o suggerire di ritirarsi, se la mole di stress è insostenibile.
Riferendosi invece alle critiche di cementificazione selvaggia riguardanti il discusso Piano Casa, che proprio ieri ha subito una forte battuta d’arresto: “Non è un piano per la cementificazione come dice l'opposizione, ma solo buon senso che servirà a mettere in moto l'edilizia nel nostro Paese. Si rivolge alle famiglie con case mono o bifamilari, che sono quasi il 50% degli italiani. Si potrà ampliare del 20% la casa sul proprio territorio con una semplice lettera di inizio lavori al Comune. Non credo ci sia qualcuno così stupido che voglia diminuire il valore della propria casa facendo cose brutte”. Troppo scontato o ingenuo ribattere che, forse, chiunque volesse aumentare in tal modo la cubatura della propria abitazione non si curerebbe affatto del risultato estetico finale. E ancora, sul delicatissimo tema della disoccupazione, in Italia acuita viepiù dalla crisi economica, il premier, in occasione dell’inaugurazione del treno Freccia Rossa, prima di pronunciare pesanti offese nei confronti della magistratura, rea di aver condannato i dirigenti della Impregilo, ha affermato: “Bisognerebbe avere tutti la voglia di reagire, di avere molta fiducia, di impegnarsi e magari lavorare anche di più riguardo a questa influenza americana e questo virus che viene dall'America”. E poi: “Chi è stato licenziato si trovi qualcosa da fare, io non starei con le mani in mano”, “Non starei lì, avendo la cassa integrazione a non fare nulla, cercherei di fare qualcosa”. Troppo scontato ed ingenuo, oltre che stupido, obiettare che un cassintegrato o un disoccupato possa sentirsi preso in giro da queste parole. Troppo stupido chiedersi ancora se Berlusconi ci fa o ci è.

 

P.S.: A conferma di quanto detto poc’anzi, proprio ieri il premier ha avuto il coraggio di ripetere le stesse imbarazzanti e volgari battute sul Presidente USA Obama: “Io come Obama? No, lui è abbronzato. Io sono più pallido, anche perché è tanto che non vado più a prendere il sole”.

Postato da: sagufo a 17:20 | link | commenti (2)

giovedì, 26 marzo 2009

"Il vicequestore Gioacchino Genchi, da 20 anni consulente dei giudici in indagini di mafia e corruzione, è stato sospeso dal servizio. Motivo: ha rilasciato interviste per difendersi dalle calunnie e ha risposto su facebook alle critiche di un giornalista. «Condotta lesiva per il prestigio delle Istituzioni» che rende «la sua permanenza in servizio gravemente nociva per l’immagine della Polizia». Firmato: il capo della Polizia, Antonio Manganelli. Se Genchi avesse massacrato di botte qualche no global al G8 di Genova, sarebbe felicemente al suo posto e avrebbe fatto carriera (Massimo Calandri, «Bolzaneto, la mattanza della democrazia»): Vincenzo Canterini, condannato a 4 anni in primo grado per le violenze alla Diaz, è stato promosso questore e ufficiale di collegamento Interpol a Bucarest. Michelangelo Fournier, 2 anni di carcere in tribunale, è al vertice della Direzione Centrale Antidroga. Alessandro Perugini, celebre per aver preso a calci in faccia un quindicenne, condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi per le sevizie a Bolzaneto e a 2 anni e 3 mesi per arresti illegali, è divenuto capo del personale alla Questura di Genova e poi dirigente in quella di Alessandria. Le loro condotte non erano «lesive per il prestigio delle Istituzioni» e la loro presenza è tutt’altro che «nociva per l’immagine della Polizia». Ma forse c’è stato un equivoco: Manganelli voleva difendere Genchi e sospendere Canterini, Fournier e Perugini, ma il solito attendente coglione ha capito male. Nel qual caso, dottor Manganelli, ci faccia sapere." (Marco Travaglio, "l'Unità", 25/3/2009)

SIT IN A FAVORE DI GIOACCHINO GENCHI DAVANTI A TUTTE LE QUESTURE D'ITALIA SABATO 28 MARZO DALLE ORE 10 ALLE 15.


Postato da: sagufo a 14:09 | link | commenti (3)

lunedì, 23 marzo 2009

The Beatles - Let it be (The Movie - Rooftop Concert)

 

Nel Gennaio del 1969 i Beatles entrano negli studi cinematografici Twickenham, con l’intento di registrare un film-concerto nel quale proporre materiale inedito, proprio nei giorni in cui vedeva la luce il disco “Yellow Submarine”, colonna sonora dell’omonimo film d’animazione. Il gruppo era reduce da un anno cruciale, quello del viaggio di ricerca spirituale in India, della pubblicazione del capolavoro “The Beatles (White Album)” e dell’inizio dei contrasti tra i quattro. Il 1968, infatti, è l’anno del fallimento della loro casa discografica/editrice Apple, con conseguente disputa sulla scelta del manager che avrebbe dovuto risanarne i deficit, anno in cui il legame affettivo ed artistico tra Lennon e Yoko Ono si fa sempre più stretto, elemento che accresce le spaccature all’interno della band. Insomma, i Beatles non sembrano più il quartetto affiatato di un tempo, e soprattutto Lennon e McCartney, che scrivono la maggior parte dei brani, non formano più quel binomio indissolubile. E così, anche per dare una svolta al periodo difficile, prende piede l’idea di tornare alla dimensione live, ma per realizzare un documentario. I giorni passati negli studi Twickenham si risolvono in una lunga session di prove, dove i Fab Four suonano pezzi nuovi, vecchi, e qualche cover, il nucleo originario di quello che si comincia a programmare come il prossimo album, dal titolo “Get back”. Le registrazioni del docu-film sono però arricchite da un’esibizione che è entrata nella storia: il 30 Gennaio i quattro, assieme al tastierista Billy Preston, il fonico Alan Parsons e il regista Michael Lindsay-Hogg, salgono sul tetto degli studi della Apple, in Savile Row a Londra, e tengono a sorpresa il loro ultimo concerto nonché apparizione assieme, dopo anni di assenza dal palco, interrotto dopo non molto dalla polizia, a causa delle tante persone che, a ragione, invadono la strada sottostante. Durante l’evento viene suonata una manciata di brani di rock grezzo che costituirà parte di “Get back”, l’ultimo album che uscirà col titolo di “Let it be”, quando, l’anno successivo, il gruppo si sarà già sciolto. Nei 22 minuti che la pellicola riserva al concerto, si possono ascoltare solo “Get back” (ripetuta alla fine come bis), “Don’t let me down”, “I’ve got a feeling”, “One after 909” (che la band aveva già suonato anni prima, anche se non era mai finita su nessun album) e “Dig a pony”, ma l’esibizione è carica di energia, il gruppo si diverte e regala un live set di coinvolgente rock. Il clima freddo è quasi palpabile guardando le pellicce ed i cappotti indossati, il cielo plumbeo e il vento che scompiglia i lunghi capelli e la folta barba di McCartney, ma quello che il calore di quella musica riesce a trasmettere è, ancora oggi, pura emozione, e vedere i Beatles suonare su quel tetto annulla ogni volta le dimensioni spazio-temporali.

Postato da: sagufo a 20:26 | link | commenti (2)

venerdì, 20 marzo 2009

Dunque i preservativi non servono a nulla. Lo ha detto il Papa, durante il suo viaggio in Africa, secondo il quale, anzi, aumenterebbero il problema dell’Aids, che bisognerebbe combattere da un punto di vista più spirituale, e puntando maggiormente sulle cure. Certo, la necessità di curarsi dopo aver contratto il virus, forse proprio per il mancato uso dei condom, è fuor di ogni dubbio.

Ma in fin dei conti cosa potrebbe dire Joseph Ratzinger, se non attenersi ciecamente alla dottrina biblica che vieta in qualsiasi modo la dispersione del seme, non ci si può aspettare di certo il contrario… Invece il nostro governo non si attiene a nessun dogma o dottrina, tantomeno alla volontà popolare, che dovrebbe rispettare, ma altrettanto ciecamente legifera a tutto svantaggio dei cittadini, o meglio a vantaggio degli interessi “onorevoli”. La situazione dei lavoratori, aggravata dalla crisi economica, è sempre più precaria? Si opera in modo da ostacolare gli scioperi, impedendo ai sindacati di scendere in piazza senza che almeno la metà dei suoi iscritti sia favorevole alla protesta, oppure con lo sciopero virtuale, grazie al quale il lavoratore , precettato, dovrà occuparsi del suo impiego, mentre la paga giornaliera andrà in beneficenza. E allora perché il Governo Berlusconi si rifiuta di risparmiare circa 460 milioni di euro, accorpando le prossime votazioni (amministrative, europee e referendum) in un’unica tornata elettorale, il 6 ed il 7 Giugno? Forse è troppo impegnato nell’istituzione delle ronde, ovvero nella liberalizzazione della violenza di un cittadino verso l’altro, è indaffarato a compiere consapevoli salti nel vuoto come quello dell’inutile e dannoso ritorno al nucleare, peraltro vietato da un referendum del 1987, o come quello della costruzione del fantomatico ponte sullo stretto, che ha la precedenza sulla Salerno-Reggio Calabria, tanto per dirne una. Lavoratori come bestie quindi? Non proprio, in questo momento le bestie stanno peggio, come succede ai cani randagi, ad esempio, divenuti d’improvviso tutti killer, o come, forse, malauguratamente, accadrà a tutte le altre se sarà approvato il disegno di legge sulla caccia del Senatore del Pdl Franco Orsi: abolizione delle specie super protette, via libera ai richiami vivi e alla caccia nei parchi, licenza di caccia a 16 anni, abolizione dell’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) e autonomia regionale sulla facoltà di sparare a specie non cacciabili.

Resuscitate San Francesco.

 

Postato da: sagufo a 17:04 | link | commenti (2)

lunedì, 16 marzo 2009

U2 - No line on the horizon

All’inizio mi ha lasciato molto perplesso, non capivo cosa il gruppo volesse trasmettere con quel nuovo album, mi sembrava lontano dal loro stile e pure distante da quella dose di cambiamento un po’ spiazzante che la band mette in ogni nuovo lavoro. Difficile da assaporare e dal gusto non ben definito. L’indefinitezza resta, ma dopo più ascolti il nuovo disco comincia a carburare nelle orecchie e nella mente, in tutta la sua forza e complessità. Già da subito avevo capito come si trattasse di un disco ben strutturato e ben fatto, sorprendendomi piacevolmente del fatto che la voce di Bono svettasse ancor più in alto del solito e che il lavoro di The Edge non si limitasse al tracciare trame sonore con la chitarra e a fare semplici cori. In “No line on the horizon” gioca un ruolo decisivo, come e più di prima, la presenza di Brian Eno e Daniel Lanois alla produzione, e non solo. Per certi suoni, effetti, ambienti musicali, pare di esser tornati indietro ai tempi di “Achtung baby” (il nuovo singolo “Magnificent”, brano d’impatto e strategico, ricorda qualcosa di “Until the end of the world”, tanto per dirne una), passando per “Zooropa” e i Passengers, anche se siamo distanti dal semplice paragone, e comunque per capire l’album non si può prescindere nemmeno dai precedenti “All that you can't leave behind” e “How to dismantle an atomic bomb”. Un lavoro che non pare rispecchiare in pieno le parole di The Edge mesi prima della sua pubblicazione e il cui primo singolo, “Get on your boots”, è quanto di più lontano per definirlo in pieno, un brano di rock grezzo che non rispecchia affatto il resto delle undici tracce. Si passa da crescendo armonici e da cori che già fanno presagire la propria potenza in sede live (“No line on the horizon” e “Unknown caller”)  ad atmosfere rarefatte dove l’elettronica crea un suono compatto e pieno d’identità; dal muro rumoroso di brani che sembrano provenire da chissà quale posto a intime e intense riflessioni (“Moment of surrender”, “White as snow”), che oscillano tra gospel e confessione, senza che si possa definirle vere e proprie ballad, assenti questa volta, almeno nell’accezione a cui la band ci ha abituato. Inoltre il gruppo sembra aver acquisito una dimensione sonora che fa di questo nuovo album un “disco degli U2” ancor più dei precedenti. Ascoltatelo e ve ne accorgerete.

Postato da: sagufo a 18:02 | link | commenti (1)

martedì, 03 marzo 2009

GREENPEACE: NO AL NUCLEARE, L’ITALIA ANCORA CONTRO L’EUROPA

 ROMA, 24.02.09 – Secondo Greenpeace l’accordo firmato oggi tra Italia e Francia sul nucleare è a tutto vantaggio di Sarkozy, che sta cercando di tenere in piedi l’industria nucleare francese, ma non
offre all’Italia nessuna garanzia di maggiore indipendenza energetica – tecnologia e combustibile arrivano dall’estero – ed è anzi contro gli obiettivi europei di breve termine. Il Governo continua infatti a parlare di nucleare, mentre ha appena firmato accordi europei vincolanti per giungere a una quota del 35 per
cento di energia elettrica da fonti rinnovabili al 2020. Il nucleare sottrarrà risorse allo sviluppo delle rinnovabili, oggi ferme al 16 per cento, e il risultato potrebbe essere una nuova procedura d’infrazione
davanti alla corte Europea. “L’Italia ha già perso il treno del nucleare 30 anni fa, ora cerca di perdere quello per l’energia pulita del futuro ritornando su una tecnologia sporca e pericolosa che non ha
mai risolto alcuno dei suoi problemi”, afferma Francesco Tedesco, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace. Il nucleare, infatti, non ha risolto nessuno dei problemi, da quello
delle scorie alla sicurezza intrinseca alla proliferazione nucleare. Anche raddoppiando l’attuale numero di reattori, cosa che accelererebbe l’esaurimento delle risorse accertate di Uranio che, ai
livelli attuali, non superano i cinquant’anni, il contributo del nucleare alla riduzione delle emissioni sarebbe marginale, non oltre il cinque per cento. Con gli stessi investimenti in maggiore
efficienza energetica negli usi finali l’effetto di riduzione delle emissioni sarebbe fino a sette volte superiore.
“La lobby nucleare - spiega Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace - cerca di evitare una crisi legata alla marginalizzazione di questa tecnologia che, nei mercati liberalizzati, come in USA, è
sostanzialmente ferma da 30 anni. Gli unici investimenti effettuati, infatti hanno riguardato il ripotenziamento e la manutenzione dei vecchi impianti”. Per la tecnologia francese EPR, esistono solo due cantieri: uno in
Finlandia e uno in Francia, nessun impianto ancora funziona. In Finlandia i costi effettivi a metà della costruzione hanno già superato del 50 per cento il budget. L’autorità di sicurezza nucleare
finlandese ha riscontrato 2100 non conformità nel corso della costruzione. Il Presidente Sarkozy, in assenza di nuovi ordinativi, ha annunciato che la Francia, cioè lo stato, chiederà a AREVA – società
quasi interamente pubblica – di costruire un secondo reattore EPR in Francia. Una implicita dimostrazione che nucleare e mercato non sono compatibili: a ordinare reattori dovrebbe essere un’azienda non lo
stato. “Il nucleare - denuncia Onufrio - è una fonte costosa, rischiosa e basata su una risorsa, l’uranio, molto limitata. Una scelta scellerata che serve solo a pochi interessi di un settore che il mercato ha già bocciato”.

Postato da: sagufo a 15:17 | link | commenti (4)

domenica, 01 marzo 2009

Ascolti settimanali:

Giuni Russo "Energie"
Fleet Foxes "Fleet Foxes"
The Beatles "Yellow Submarine - Songtrack"
U2 "No line on the horizon"

Postato da: sagufo a 19:23 | link | commenti (2)