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lunedì, 16 novembre 2009

Elio e le storie tese - "Gattini"

Gli Elio e le storie tese tornano con "Gattini", disco live tratto dal concerto tenutosi lo scorso 26 Ottobre presso il Teatro degli Arcimboldi a Milano. Un "live brulè", quindi, come la band ci ha abituati da tempo nel corso delle sue esibizioni: il disco era nei negozi già tre giorni dopo il concerto, durante il quale gli Elii hanno ripercorso oltre 20 anni di carriera, accompagnati dalla Filarmonica Arturo Toscanini. Più della coppia di inediti che arricchiscono l'album, è proprio questo il dato più interessante della nuova pubblicazione, poter ascoltare i classici del gruppo rivisitati dall'arrangiamento imponente di 48 membri d'orchestra, un sogno che il complesso accarezzava da tempo. La tracklist segue fedelmente la cronologia dei dischi pubblicati, anche se a farla da padrone, per il numero di brani presenti, è "Elio samaga hukapan kariyana turu", forse il miglior album di Elio e soci, e di cui quest'anno ricorre il ventennale della sua uscita. Si comincia con "John Holmes", fra gli esempi migliori di come la presenza degli archi possa stridere positivamente con certe composizioni del gruppo; ci sono "Il vitello dai piedi di balsa", "Uomini col borsello" (con l'intervento dal vivo rispettivamente di Enrico Ruggeri e Riccardo Fogli) e "Essere donna oggi", oltre a "Psichedelia", ripescata da "Tutti gli uomini del deficiente" e "Il rock and roll". Il disco si chiude con la superba interpretazione della rossiniana "Largo al factotum", che sembra fatta apposta per essere suonata in questa occasione, e con il singolo "Storia di un bellimbusto", attualmente in programmazione sui circuiti radio-televisivi. L'ultima chicca è la versione <<Romanza da salotto>> di "Shpalman": il brano del 2003, già incluso nella versione con orchestra, è qui in chiave acustica, con un autoironico e divertito Max Pezzali alla voce e Rocco Tanica al pianoforte a creare una sorprendente atmosfera intima e struggente, che svela una delle tante facce nascoste nelle canzoni di Elio e le storie tese.

Postato da: sagufo a 16:20 | link | commenti

domenica, 08 novembre 2009

David Lynch dice: "Usalo come vuoi"

“Per ragioni legali questo Cd-rom non contiene musica. Usalo come vuoi”. E’ un invito alla masterizzazione illecita e con brani proibiti il Cd allegato alle 5 mila copie numerate (messe uin vendita a 50 dollari l’una) del libro fotografico Dark Night of the Soul del regista David Lynch. Il Cd è vergine, così autore, editore e distributore, formalmente e nello specifico, non possono essere accusati di alcun reato. La storia è complessa: perché il produttore avrebbe lavorato al Cd senza tener conto del contratto che lo lega alla Emi, che però non gli ha dato il permesso di pubblicare le canzoni di Lynch. Così gli altri autori delle musiche, due famosi rocker americani, Danger Mouse e Sparklehorse, hanno messe i brani in streaming su un sito e sono finiti su Internet. E così il libro fotografico con annesso cd vuoto invita alla masterizzazione illegale cercando e scaricando le musiche di Lynch. (da VivaVerdi, Luglio-Agosto 2009)

Postato da: sagufo a 20:04 | link | commenti

lunedì, 02 novembre 2009

Ultime uscite interessanti:

"Cosmic egg" - Wolfmother
, "Gattini" - Elio e le Storie Tese, "Other Lives" - Other Lives, "Solo un uomo" - Niccolò Fabi, "If on a winter's night..." - Sting

Postato da: sagufo a 11:41 | link | commenti

sabato, 31 ottobre 2009

Maurizio Romani è in mostra al Museo d'Arte dello Splendore di Giulianova (Te) con l'esibizione "Istanze trascendenti", una selezione delle ultime tele realizzate dall'artista e che hanno come comune denominatore il sentimento del sacro e del mistico. La mostra, che inizialmente avrebbe dovuto avere come location il Teatro S. Filippo Neri a L'Aquila, è promossa dal Teatro Stabile di Innovazione "L'Uovo" de L'Aquila, finanziata dalla Regione Abruzzo, e resterà aperta al pubblico fino al 15 Novembre. Romani, originario di Roteglia (RE), comincia la sua carriera espositiva nel 1986, spingendosi anche oltre i confini nazionali. Protagonisti delle sue opere sono le nature morte, i paesaggi e i soggetti sacri: una pittura in cui il tempo sembra fermarsi ed invitare alla decelerazione, dove si coglie una tensione straordinaria che nasce dalla realtà illusoria delle immagini, come ha sottolineato anche la curatrice Maria Cristina Ricciardi, durante la presentazione dell'evento. Forti sono anche il senso dell'attesa e quello dell'annuncio, che sfociano nella sorpresa dell'accadimento e dell'apparizione carica di mistero, un'epifania che apre le nostre vite e le rinnova.

E' possibile visitare l'esposizione dal martedi alla domenica, dalle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.

Postato da: sagufo a 15:45 | link | commenti

mercoledì, 28 ottobre 2009

Sono ben tre i segnali che indicano che quella è una zona riservata allo scuolabus, ma non bastano. Ogni giorno sono tante le autovetture che ignorano il divieto sostando nella stessa manciata di metri destinata al carico dei bambini che escono dall'Istituto Educativo Castorani, in Via Luigi Antonio Acquaviva a Giulianova. Le automobili lasciano libero appena lo spazio antistante il cancello della scuola, ma questo, ovviamente, non è sufficiente ad agevolare il compito dello scuolabus. Sarebbe il caso che i Vigili Urbani multassero i trasgressori, ma la curiosità è proprio questa: il comando della Polizia Municipale è adiacente all'istituto, anzi gli agenti sostano e transitano con i loro mezzi giusto in prossimità dell'area occupata abusivamente dalle autovetture che, comunque, non vengono sanzionate.

Postato da: sagufo a 13:27 | link | commenti (1)

sabato, 17 ottobre 2009

L'ESTATE E' FINITA MA GLI AQUILANI SONO ANCORA SULLA COSTA

 

LE SISTEMAZIONI. Sono ancora tanti gli aquilani presenti sulla costa adriatica: una decina gli alberghi di Giulianova che ospitano poco più di mille persone, lontane dalla loro terra devastata dal sisma del 6 Aprile. A partire da quella data, molti sfollati sono stati distribuiti presso hotel vicino il mare, e il comune teramano è uno di quelli maggiormente interessati dall'emergenza alloggi. Una buona parte delle famiglie è arrivata negli alberghi nel periodo immediatamente successivo al terremoto, ed è ancora qui, in attesa di una sistemazione che li riporti vicino L'Aquila; le restanti sono arrivate successivamente, alcune  fino a poche settimane fa, perchè spostate dalle tendopoli o perchè mandate via da altre strutture. A Giulianova quasi tutti gli hotel hanno dato un posto sia ai turisti che agli aquilani: comunque, c'è sia chi ha annullato le prenotazioni ricevute per l'estate, e sia chi a Giugno ha negato la propria disponibilità per far posto ai villeggianti. Si calcola che entro Dicembre il numero degli ospiti debba scendere del 30-40 %, in attesa del completamento del progetto C.a.s.e., che dovrebbe accogliere qualche migliaio di cittadini; ma tutto dipende dalla Protezione Civile che, in collegamento con il Centro Operativo di vertice Interforze e con la Federalberghi, coordina la distribuzione degli sfollati e determina il rientro delle famiglie nelle zone limitrofe al capoluogo di regione. E, soprattutto, dipende dal tempo e dagli strumenti che verranno impiegati per concretizzare gli interventi e porre fine all'emergenza.

 

GLI SFOLLATI. Si legge rassegnazione sui volti provati di queste persone, molte delle quali risiedono in albergo da sei mesi e a cui non è stata ancora comunicata la data del rientro, o che ne sarà della propria abitazione, sempre se è scampata dalla distruzione del terremoto. "Cosa dobbiamo fare? Come deve comportarsi uno che ha una casa classificata edificio E, come si fa a ricostruire con 150 euro?", afferma un signore, stanco e sfiduciato dalla lunga attesa. E' stato ospitato inizialmente ad Alba Adriatica, da dove, all'arrivo dei turisti, è stato spostato a Pescasseroli, per poi riapprodare sulla costa teramana. Molti lamentano la diversità del modo di gestire la ricostruzione rispetto agli eventi sismici che hanno colpito altre regioni d'Italia, come il Friuli e le Marche: "Lì c'è stata partecipazione, in quattro anni è stato fatto tutto". In tanti auspicano risposte, indagini, inchieste che facciano luce sul buio nel quale sono piombati da quella maledetta notte, e che le istituzioni si impegnino di più e siano più presenti, soprattutto a livello regionale. In poche parole, sperano di non venire abbandonati.

Postato da: sagufo a 19:21 | link | commenti (1)

giovedì, 15 ottobre 2009

Una donna dall’accento latino americano entra per chiedere informazioni riguardo un corso per l’uso del computer, del costo di cento euro. E’ una delle tante persone che si rivolgono allo sportello Informagiovani in Via dello Splendore, attivo da dodici anni. Sono circa cinquanta gli utenti, italiani ma soprattutto stranieri, che ogni giorno visitano l’ufficio in cerca di proposte di lavoro: dai tredicenni fino agli ultrasessantenni, scorrono con lo sguardo le bacheche piene di annunci colorati, sfogliano riviste specializzate o usufruiscono dell’internet point, gratuito per 45 minuti al giorno, per svolgere ricerche didattiche o per usare strumenti di comunicazione come la posta elettronica e Facebook. Gli avvisi riguardano la ricerca e l’offerta di lavoro, master a livello nazionale (snobbati perché troppo costosi), corsi di formazione, poco richiesti in realtà, dato che la Regione non finanzia più corsi gratuiti, e affitti universitari. Lo sportello gestisce le proposte di lavoro provenienti dalle province di Teramo, Pescara, e da parte di quella chietina, mentre la zona costiera è maggiormente interessata d’estate, grazie alla richiesta di lavoratori stagionali. La situazione a Giulianova non è delle più felici, contraddistinta da un alto tasso di disoccupazione e da molte delle offerte di lavoro che lasciano il tempo che trovano e che poco si adattano alla tipologia dei richiedenti i quali, spesso rassegnati, accedono all’ufficio con una cadenza quasi settimanale. I responsabili dell’Informagiovani, infatti, parlano di situazioni tristi che si presentano quotidianamente ai loro occhi, disoccupati che non sono tagliati per le già scarse opportunità disponibili, come ad esempio il rappresentante o l’animatore. Per conoscere novità ed iniziative, inoltre, è possibile visitare il blog attiviamoci.blog.aruba.it e il sito www.formatalenti.it, curati dalla Cooperativa Formatalenti che si occupa della gestione dello sportello.

Postato da: sagufo a 00:24 | link | commenti (1)

venerdì, 09 ottobre 2009

La legge è uguale anche per lui

"Dopo due giorni di discussioni, minacce e pressioni, la Corte Costituzionale ha detto chiaro e tondo (si spera, vedremo la motivazione) che la legge è uguale per tutti. Sarebbe bastato un minuto per ribadire l'articolo 3 della Costituzione, ma siamo in Italia e dunque ci son volute 48 ore. C'era qualche giudice costituzionale (6 su 15, si dice) che la pensava diversamente. Per fortuna è rimasto in minoranza. Berlusconi ritorna al suo status naturale, quello di imputato. E forse il presidente Napolitano rifletterà su quella firma in calce a una legge incostituzionale, una delle tante. E' bello avere un giornale libero per poterlo scrivere. E' bello sapere che abbiamo almeno un'istituzione di garanzia che non si è ancora venduta all'Utilizzatore finale." (M. Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 7/10/2009)

Postato da: sagufo a 12:58 | link | commenti

martedì, 06 ottobre 2009

Lodo, le ragioni per dire no

"E’ vero che «bocciato un lodo Alfano se ne approva un altro, modificato, e lo si manda immediatamente in vigore», come scrive Vittorio Feltri su il Giornale del 14 settembre? Se così fosse, la Costituzione e le istituzioni di garanzia non sarebbero che un’inutile farsa e l’ordinamento intero un vuoto castello di carte smontabile a piacere. A piacere della maggioranza, s’intende, proprio il contrario di ciò che esige il costituzionalismo, il cui obiettivo è porre limiti al potere.
Nessuno, credo, potrebbe pensarlo, anche se è già successo: dichiarata incostituzionale la legge Schifani nel 2004, nel 2008 è stata approvata la legge Alfano sulla quale ora la Corte costituzionale è chiamata a decidere. Nell’ipotesi, a mio avviso certa, che sia dichiarata illegittima, il governo e la sua maggioranza potrebbero tentare per la terza volta?
Bisogna rispondere con fermezza che la riapprovazione di una norma dichiarata illegittima non è consentita: e dunque, se la Corte costituzionale pronunciandosi sulla legge Alfano menzionasse fra gli altri anche questo motivo, il Presidente della Repubblica potrebbe, senza incertezze, non promulgare.
Dove sta il problema? Il governo potrebbe sostenere che la legge è «diversa» dalla precedente, come già ora sostiene in giudizio e fuori: il ministro La Russa lo ha ribadito con vigore il 30 settembre a Linea notte affermando che la legge Alfano è stata costruita tenendo conto di tutti i rilievi mossi al precedente «lodo» nella sentenza n. 24 del 2004. Anche se puntuali rilievi sono stati ignorati - in particolare che la posizione di chi presiede il Consiglio dei ministri e le Camere non può essere differenziata da quella degli altri membri del collegio - qualche differenza c’è. Le Alte cariche tutelate non sono più cinque, ma quattro. Ne è escluso il Presidente della Corte costituzionale essendo stato dichiarato illegittimo «accomunare in un’unica disciplina cariche diverse (…) per la natura delle funzioni». Inoltre, ora, è possibile rinunciare al «privilegio». Resta però immutato il vizio di fondo.
La sospensione dei processi per i reati comuni, anche precedenti all’assunzione della carica, deroga al «principio della parità di trattamento rispetto alla giurisdizione» di fronte al quale non può prevalere l’esigenza di tutelare il «sereno svolgimento» delle funzioni pubbliche (con cui lo si giustifica). Quell’esigenza, «pur apprezzabile», si scontra infatti con valori fondamentali di superiore livello: il principio della parità di trattamento di fronte alla giurisdizione è alle «origini della formazione dello Stato di diritto» (sent. n. 24). La continuità fra le due leggi è chiara: di «sereno svolgimento» delle funzioni si parla nella relazione del ministro Alfano alla legge del 2008, così come se ne parlava nel 2003, e viene invocata ancora a difesa della legge. La debolezza dell’argomento, già respinto dalla Corte, ha indotto a richiamarsi anche al diritto di difesa (art. 24 Cost.): la sospensione dei processi disposta per la durata del mandato corrisponde al «periodo di tempo che il legislatore ha ritenuto sufficiente per consentire alla persona che riveste l’alta carica di organizzarsi per affrontare, contemporaneamente, gli impegni istituzionali di un eventuale nuovo incarico e il processo penale», si legge nella memoria dell’Avvocatura dello Stato a difesa del presidente del Consiglio. Ma ad evitare che chi ricopre un’alta carica sia «distolto dai suoi compiti di governo dalle necessità di difesa in sede penale» basta concordare il calendario delle udienze: «il vero è che l’effettiva ed esclusiva finalità perseguita dalla legge Alfano non è tanto quella di consentire all’onorevole Berlusconi di organizzare le proprie difese, ma di consentirgli di difendersi sia “dal processo” per frode fiscale sia “dal processo” per corruzione in atti giudiziari». Questo si legge nella memoria della procura di Milano (difesa dal professor Alessandro Pace) dove si ricorda che, come la legge precedente, la legge Alfano fu voluta dallo stesso Berlusconi per ritardare la celebrazione di processi penali a suo carico: la legge Schifani «mirava a ritardare la celebrazione del processo Sme, la legge Alfano altrettanto chiaramente mirava – e mira – a ritardare la celebrazione di almeno due altri processi a carico di Silvio Berlusconi pendenti dinanzi al Tribunale di Milano». E precisamente: il processo nel quale, oltre a Berlusconi, sono coinvolti Frank Agrama ed altri, per il reato di frode fiscale; e il processo nel quale, oltre a Berlusconi, è coinvolto Donald David Mills per il reato di corruzione in atti giudiziari. Con riferimento a quest’ultimo – sottolinea la stessa memoria – il secondo «lodo» ha comunque raggiunto l’obiettivo: quello di evitare che Berlusconi fosse giudicato contemporaneamente all’imputato Mills.
Lascia infine perplessi l’argomento dell’Avvocatura che «qualunque sia il reato contestato, attinente o estraneo alle funzioni pubbliche, è la pendenza del giudizio a far sorgere il problema». Che un presidente sia accusato di un reato grave e infamante, non fa già «sorgere il problema»? I mezzi di comunicazione, dai quali «le notizie sono presentate nelle forme che suscitano maggiormente la curiosità del pubblico, utilizzando formule suggestive», sono già messi in moto dalle accuse anche se il processo non si celebra. La «sospensione» non serve al sereno esercizio delle funzioni. Tanto è vero che nella sentenza n. 24 il lodo Schifani era giudicato contrario al diritto di difesa anche perché non prevedeva la rinuncia dell’accusato alla sospensione «per ottenere l’accertamento giudiziale che egli può ritenere a sé favorevole».
Per chi ricopre un’alta carica sarebbe conveniente affrettare i tempi del processo, dimostrare la propria innocenza ed esercitare la funzione finalmente «sereno». Sempre, s’intende, che innocente lo sia davvero." (Lorenza Carlassare da Il Fatto Quotidiano n°11 del 4 ottobre 2009)

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giovedì, 24 settembre 2009

http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=reality&video=30919

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sabato, 05 settembre 2009

Il concerto si preannunciava già come una sorta di piccolo evento: un gruppo stimato da più generazioni e che può permettersi un rispetto raro se non unico come la PFM, impegnata ad omaggiare, come solo lei è capace di fare, un vecchio compagno di strada come Fabrizio De Andrè, non proprio uno qualsiasi, a Pescara, dove mancava da diversi anni, nella cornice del Teatro D’Annunzio, pieno zeppo fino al punto che un bottone, cadendo, non avrebbe toccato il suolo. Durante la prima parte dell’esibizione la nostalgia del cantautore genovese è affiorata più intensa che mai: mancava solo la sua voce in quelle perfette e fedeli riproposizioni dei successi che De Andrè suonò con la PFM nel corso della tournè del 1979; con un suono pieno e limpido (a parte qualche volume non regolato al meglio in cabina di regia, in un paio di occasioni), una perizia mostruosa ed un’energia calda e coinvolgente Di Cioccio, Mussida, Djivas, Fabbri, Tagliavini e Monterisi eseguono tutto il primo disco più parte del secondo estratti dai live di trent’anni fa. E’ anche grazie alla Premiata Forneria Marconi che quei brani sono diventati quello che sono: i loro arrangiamenti hanno sostituito quelli più scarni originali, tanto più che prima De Andrè fino alla sua prematura scomparsa e poi tutti coloro che gli hanno tributato un omaggio li hanno lasciati invariati. “Giugno ‘73” e “Amico fragile” sprigionano un’intensità quasi imbarazzante, “La canzone di Marinella” e “Il pescatore” (divenuta uno dei cavalli di battaglia nelle esibizioni live della band) sono rivestite con abiti musicali completamente differenti da quelli usati da Fabrizio, mentre “La guerra di Piero”, “Il testamento di Tito” e “Volta la carta” sono rese, se possibile, ancora più belle. Come se non fosse sufficiente lo spettacolo offerto finora, Di Cioccio e gli altri danno una ulteriore dimostrazione della propria classe e bravura in una seconda parte di concerto che comprende un’infuocata selezione dei loro grandi successi. Si parte con “La luna nuova”, per poi proseguire con “Out of a roundabout”, lasciando ampio spazio al suono unico della chitarra di Mussida; è l’esperienza del basso di Djivas ad aprire con un lungo assolo l’inno “Maestro della voce” e intanto Di Cioccio passa saltando qua e là dalla batteria al microfono, salendo sulla grancassa per picchiare i piatti quando è Monterisi a sostituirlo. Il frontman sa che il pubblico vuole la canzone regina della PFM prima della chiusura, e così comincia a rassicurare i tanti entusiasti ricorrendo anche al dialetto, col quale Di Cioccio, giocando in casa, rimarca la propria fierezza di essere abruzzese (di Pratola Peligna, comune dell’aquilano). E infatti, dopo “La carrozza di Hans”, maestosa, arriva la magica “Impressioni di Settembre”, il brano simbolo del rock progressivo italiano, nonché uno dei più belli del panorama musicale nazionale, seguito da “E’ festa”, l’apoteosi; il pubblico è tutto in piedi e segue Di Cioccio nell’intonare “se-le-brescion”: mai coro fu più azzeccato per celebrare quasi tre ore di Pura Fantastica Musica.

Postato da: sagufo a 18:45 | link | commenti (4)

lunedì, 31 agosto 2009

Il frate del Perdono

"Pietro Angelerio fu personaggio rivoluzionario. Se si supera la lettura convenzionale della sua vita e del suo magistero, si incontra il frate benedettino che, insoddisfatto della vita spirituale condotta in convento, si ritira in eremitaggio sui mondi dell'Abruzzo. Ramingo fra grotte sempre più nascoste, raggiunto sin lì dalle folle dei suoi umili seguaci, perseguiva la stessa rivoluzione spirituale di Cristo, rincorrendo le medesime utopie. La sua idea di società vedeva l'individuo riconquistare la fiducia in se stesso attraverso l'azione in comunione di intenti con altri individui, nell'onestà, nel senso della giustizia sociale e nell'esercizio della solidarietà. Istituì i primi rudimentali servizi sociali: ospizi, mense per i poveri e soccorso ed accoglienza per i viandanti ed i pellegrini. Taciturno, schivo, riservato, fra' Pietro da Morrone, il 17 luglio dell'anno 1294, quasi ottantenne, fu raggiunto, nel suo eremo sulla Maiella, dalla notizia della nomina al soglio papale. Dopo quasi due anni di regno vacante, i cardinali del conclave di Perugia, superando gli incociliabili contrasti dovuti alle mire di potere che vedevano contrapposti i casati romani degli Orsini e dei Colonna, votarono all'unanimità l'eremita del monte Morrone, pensando di poter facilmente manovrarne la mente e la presunta inettitudine al comando. Ma Pietro compì immantinente il suo primo atto rivoluzionario, rifiutando di recarsi a Roma per l'incoronazione e scegliando la citta di L'Aquila e la Basilica di Santa Maria di Collemaggio come luogo della cerimonia, dove giunse a dorso d'asino, scortato da Carlo d'Angiò e suo figlio Carlo Martello. E lo stesso giorno istituì un evento di portata grandiosa. Con la Bolla del Perdono concesse ai fedeli tutti l'indulgenza annuale. Se pensiamo che, fino ad allora, la chiesa si era servita delle indulgenze esclusivamante per perseguire e realizzare i propri programmi, quali quelli di conquista con le crociate, o di riconoscimento alla lotta per l'eresia, o dietro compenso in danaro, si comprende in pieno quanto di rivoluzionario vi fosse nell'atto del frate diventato papa Celestino V. L'indulgenza da lui concessa era per tutti, ricchi e poveri, contadini e signori, potenti e diseredati ed aveva origine e destinazione plebea e popolare. Celestino trasforma chiunque in un soggetto di diritto, in un cittadino che, di propria iniziativa, può usufruire dell'indulgenza, senza intermediario alcuno. Realizza, di fatto, l'uguaglianza sociale di tutti i figli di Dio. L'individuo diventa così, finalmente, protagonista ed artefice del suo rapporto con Dio, senza la chiesa a dover decidere e concedere per lui. Dall'anno 1294, qualsiasi fedele che, varcata la porta santa della Basilica di Collemaggio, tra il vespro del 28 e quello del 29 agosto, sarà pentito e confessato, vedrà rimessi tutti i suoi peccati e scontata la pena per essi. Ma fra' Pietro non si ferma qui. Per timore che la chiesa possa impossessarsi della bolla per distruggerla a suo beneficio, la consegna alle autorità comunali della città di L'Aquila, garantendole così la sopravvivenza fino ai nostri giorni. Il vescovo della città mai avrebbe avuto autorità sulla celebrazione del Perdono che, seppur di grande spiritualità, attraverserà i secoli restando evento laico per eccellenza. Dopo centosette giorni di pontificato, papa Celestino V, stanco e nauseato dalle lotte di potere interne alla chiesa e dai faccendieri, maneggioni e trafficanti d'ogni risma che pretendevano di manovrarlo nelle sue decisioni, impose agli allibiti cardinali la sua rinuncia al soglio pontificio. Deposto il manto dorato, assunto di nuovo il saio da frate, motivando l'abbandono con la volontà di non offendere la propria coscienza, perennemente tesa ad una vita onesta e dedita alla ricerca della spiritualità, torna agli eremi dei suoi monti, stabilendo un evento senza precedenti. Presto dovrà lasciare l'Abruzzo, conducendo una precaria vita di fuggiasco, inseguito dagli emissari di Bonifacio VIII, suo successore, che vedeva in lui il pericolo di uno scisma. Raggiunto mentre tentava di approdare in Grecia, fu rinchiuso nel castello di Fumone dove, dopo una durissima detenzione di estremo rigore, venne presumibilmente assassinato nell'anno 1296.
Questo è stato il nostro Papa eremita e santo. Figura che riesco a leggere solo sotto il profilo umano. Il soprannaturale l'ho intravisto ieri. Quando Silvio Berlusconi, per mano dei suoi stessi emissari, non è potuto passare attraverso quella porta santa. Per ora la porta non è in vendita. Dovrà rassegnarsi."
(da miskappa.blogspot.com)

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venerdì, 28 agosto 2009

"La Perdonanza sai, è come il vento..."

"L'evento della Perdonanza all'Aquila sarà celebrato quest'anno in onore di Accappatoio Selvaggio, del suo ritorno in seno a Santa Madre Chiesa. La Perdonanza si tiene ogni 28 e 29 agosto in ricordo dell'elezione a papa nel 1294 di Celestino V , che concesse l'indulgenza plenaria a tutti i confessati che avessero visitato la Basilica di Collemaggio.
L'indulgenza celestiniana sarà estesa allo psiconano durante la
cena della Perdonanza. L'assoluzione da ogni peccato sarà opera del cardinal Bertone in persona con l'assistenza del vescovo dell'Aquila, Giuseppe Molinari, e degli undici vescovi dell'Abruzzo e del Molise. Bertone impartirà l'indulgenza plenaria all'utilizzatore finale sotto gli occhioni attenti del ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, mentre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il ministro per l'Attuazione del Programma Gianfranco Rotondi assisteranno commossi. I terremotati aquilani non sono stati invitati dall'arcidiocesi, ma a loro sarà riservato un minuto di raccoglimento dopo l'aperitivo.
Prima del rito serale del Perdono, la giornata verrà consacrata dal
corteo della Bolla, formato da duecento figuranti del PDL, diretto alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio che ospita i resti mortali di Celestino V. Alla testa della processione sono attese la Carfagna nel ruolo della Dama della Bolla, insieme alle ancelle ministre Gelmini e Brambilla. Nel ruolo di Maria Maddalena, in veste ufficiosa, sarà presente Patrizia D'Addario insieme a molte utilizzate finali. Nelle vesti del Giovin Signore con in mano il tradizionale ramo d'ulivo è atteso Topo Gigio Veltroni che ha dato la sua adesione nonostante i numerosi impegni contro la mafia e il conflitto di interessi.
Al termine della cena lo psiconano farà dono alla comunità dell'Aquila del
lettone di Putin che, dopo essere stato asperso con acqua benedetta, sarà ribattezzato: "Lettone di Papi" e posto in pubblica piazza. Chiunque dopo averlo usato per pratiche adultere, contro natura, illecite o proibite dall'insegnamento cattolico potrà, in cambio di una legge sul testamento biologico, dell'otto per mille alla Chiesa, dei finanziamenti alle scuole cattoliche, del non riconoscimento delle coppie di fatto, del mantenimento del Concordato e dei Patti Lateranensi, dell'abolizione dell'aborto, ottenere l'indulgenza celestiniana e continuare a fare il porco. Ora pro nobis. Amen." (da www.beppegrillo.it)

Postato da: sagufo a 10:42 | link | commenti (2)

giovedì, 20 agosto 2009

Sarà che considero la voce di Danilo Sacco una delle migliori nel panorama pop-rock italiano, nonché dotata di un po’ di quel carisma che abbondava nell’indimenticato Augusto Daolio, ma martedi, nel concerto dei Nomadi a Villa S. Romualdo di Castilenti (Te), la sua assenza sul palco era palpabile. Il cantante, assente dai primi di Giugno a causa di delicati problemi di salute, non ha ancora annunciato una data sicura per il suo rientro sulle scene dopo la convalescenza. Intanto a  sostituirlo, o meglio a fare gli straordinari, ci pensano il bassista Massimo Vecchi, il chitarrista Cico Falzone ed il polistrumentista Sergio Reggioli, dotato anche di buone capacità vocali, oltre a quattro coristi che avevano già partecipato alle registrazioni dell’ultimo album “Allo specchio”. E del nuovo lavoro vengono riproposte “La dimensione”, “In questo silenzio”, “Non so io ma tu”, “Lo specchio ti riflette” e l’intensa “Senza nome”; ma i brani perdono qualcosa quando il canto viene affidato esclusivamente ai coristi, specialmente le due vocalist mancano di incisività e a volte spingono troppo sulle ottave. Ma il concerto, nonostante tutto, fila alla grande. Tutti i pezzi proposti trascinano il pubblico come pochi altri gruppi sanno fare: da quelli degli ultimi anni, come “Io voglio vivere”, “Sangue al cuore”, “Ti lascio una parola”, “Dove si va” e “Amore che prendi amore che dai”, ai classici “Gli aironi neri”, “Crescerai”, “Un giorno insieme” e “Noi non ci saremo”, oltre a “Mediterraneo”, “Il paese” e “Né gioia né dolore”, canzoni da parecchio tempo assenti nei loro live. I Nomadi sono grandi e riescono a coinvolgere anche coloro che non sono fan sfegatati. Da brividi il duetto violino e pianoforte in “Suoni” di Reggioli e Beppe Carletti, che subito dopo imbraccia una fisarmonica per suonare col gruppo “Il paese delle favole” e “Ricordati di Chico”. Segue, in conclusione di oltre due ore di concerto, un trittico leggendario: “Canzone per un’amica”, “Dio è morto” e “Io vagabondo” fanno applaudire un pubblico per cui, ancora una volta, è Sempre Nomadi.

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venerdì, 07 agosto 2009

“Rosciano in musica” è un’interessante manifestazione musicale itinerante che si propone di valorizzare alcuni luoghi del comune pescarese, infatti il festival, alla sua prima edizione, è ospitato ogni sera in una location diversa: dal 4 all’8 Agosto le contrade e il centro storico di Rosciano accoglieranno appuntamenti musicali che spazieranno dal folk al jazz, dalla classica al rock. Mercoledi sera è stata la volta di Villa Badessa, oasi orientale ed isola linguistica che ha la particolarità di essere la prima colonia greco-albanese fondata (e forse l’unica rimasta) in Italia, e la cui chiesa, ricca di preziose icone, conserva tutt’ora il rituale greco-bizantino. Ad esibirsi è stato quello che considero fra i migliori pianisti jazz nazionali, Michele Di Toro, accompagnato da Ivano Sabatini al contrabbasso e Alberto Biondi alla batteria e percussioni. Ascoltando il musicista abruzzese, è notevole il continuo cambio di registro e di atmosfere, il passaggio disinvolto tra uno stile e l’altro: Di Toro divaga fra ragtime alla Scott Joplin, il jazz di Duke Ellington, parti di classica citando Mozart e Chopin, evergreen pop come “Besame mucho” e proprie composizioni originali, a volte mischiando il tutto, semplicemente incrociando le mani sulla tastiera del pianoforte, e con un tocco morbido e sinuoso che è la sua peculiarità principale e che lo rende così meritevole di lode. I suoi musicisti lo assecondano e contribuiscono a creare un buon feeling sonoro: Biondi in alcuni pezzi passa a degli strani strumenti a percussione composti da corde di pianoforte e barattoli, con i quali si viene trasportati in un paesaggio orientale dagli occhi a mandorla, per poi dilettarsi in una divertente improvvisazione scat, seguendo le note del piano. L’unica nota stonata non riguarda l’artista, ma il pubblico; evidentemente questo tipo di concerto mal si coniugava con le caratteristiche del luogo e di una parte dei presenti, i quali hanno preferito parlare per tutto il tempo ad alta voce dei fatti propri.

Postato da: sagufo a 13:06 | link | commenti